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CHI SONO

Mi chiamo Giulia Anna Milesi, mi piace pensare di poter dire di essere un architetto e a volte di voler fare tutt’altro. La mia si può considerare una formazione continua, in quanto figlia d’arte ho avuto, e tutt’ora ho, la fortuna di non avere mai pace.

IL METODO

Parlare di approccio metodologico nella nostra professione equivale, a mio avviso, a parlare un po’ della propria persona, a svelare la propria visione delle cose, non per forza legate al solo praticare la professione. La professione dell’architetto non può in alcun modo prescindere dall’esperienza personale di ognuno di noi.

La nostra è una grande professione, difficile, e vincolata a un forte senso di responsabilità. È proprio questa consapevolezza di responsabilità che mi guida. A mio avviso un architetto non può essere razzista, non può essere omofobo, non può non aprirsi a conoscere le varie religioni, non può odiare un colore, non può vedere il mondo in bianco e nero. Non può prediligere una forma senza averne conosciute molteplici. Non può non amare gli animali anche se non per forza deve averne uno in casa. Deve saper vincere il senso di claustrofobia se lo prova e saper non guardare in basso se soffre di vertigini. Un architetto deve essere predisposto all’apprendimento e aperto alla conoscenza.

Fermati. Accanto a te c’è un altro uomo. Incontrarlo: l’incontro è la più grande, la più importante delle esperienze. […] Non basta incontrare l’altro, accoglierlo e parlargli. Bisogna anche assumersene la responsabilità.

Lévinas – da l’Altro di Ryszard Kapuscinski

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